I giovani e le dipendenze

Le persone con un problema di dipendenza da alcol sono oggi 61 mila, con un aumento del 187% negli ultimi dieci anni e la percentuale di alcoldipendenti è alta anche tra i minori di 20 anni (0,7%). Circa 9 milioni di persone, inoltre, sono a rischio di divenire dipendenti da alcol e i servizi sociali, oltre agli ospedali che ricoverano tali soggetti, sono sempre più in sofferenza. Questi rilievi emergono dai dati dell’Osservatorio nazionale alcol presentati nel mese di Ottobre scorso alla Conferenza nazionale sull’alcol.

“I servizi sono molto in sofferenza – ha spiegato il direttore dell’Osservatorio alcol, Emanuele Scafato, che ha introdotto con la sua relazione scientifica i lavori – Lo sono sempre stati, ma oggi, anche in mancanza di risorse, lo sono ancora di più: in media a ogni addetto dei servizi toccano 16 persone che hanno problemi di alcol. La drammaticità della situazione è resa ancora più allarmante per la modificazione rapida dei comportamenti”. I giovani seguono sempre di più le mode, e la pubblicità certo non aiuta a sviluppare forme di prevenzione.

Il problema della diffusione delle sostanze psicotrope tra i giovani è certamente un problema complesso, nel quale convergono numerosi fattori legati alla trasformazione della famiglia, alle nuove forme con cui si esprime il disagio giovanile, alla cultura della performance e dello sballo, ma, anche, in una certa misura, correlato a dimensioni psicopatologiche. La questione del rapporto tra il cosiddetto disagio giovanile, le conflittualità intrafamiliari e l’uso di sostanze è stata ampiamente dibattuta. Umberto Galimberti in un suo recente saggio teorizza l’esistenza di una condizione di “nichilismo” che condizionerebbe la vita dei giovani contemporanei attraverso la percezione di una sorta di inutilità immanente e permanente della stessa esistenza. In tal modo si spiegherebbero gran parte di quei comportamenti caratterizzati da ricerca di sensazioni forti e nuove (“high novelty seeking” degli autori anglosassoni).

Le descrizioni esplicative di natura sociologica, per quanto interessanti, non paiono esaurire il dibattito, il quale certamente rimane aperto ed offre a considerare l’intervento di altri elementi. La qualità delle relazioni tra genitori e figli svolge una importante funzione protettiva nei confronti della sperimentazione e dell’uso di sostanze in età adolescenziale (sia legali che illegali).Tale indicazione proviene da un recente studio pubblicato sul “Journal of Studies on Alcohol and Drugs”, il quale conferma che gli adolescenti che hanno relazioni buone e stabili con i propri genitori ritardano la sperimentazione di bevande alcoliche, riducendo, così, il rischio di sviluppare comportamenti problematici. In questo studio sono stati coinvolti circa 400 adolescenti allo scopo di monitorare l’evoluzione dei comportamenti a rischio. La buona relazione con i genitori e la possibilità di esprimere in ambito familiare le proprie sensazioni e di parlare dei loro problemi, sentendosi rispettati, sembra essere un importante fattore di protezione legato alle dipendenze patologiche ed ai comportamenti a rischio in genere.

 

Dott. Vincenzo Barretta

Medico-Chirurgo specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta

Dipartimento Farmacodipendenze ASL Na 1

Fondatore e Presidente del Centro NOESIS

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