Per una cultura della salute della mente

la mente e la sua salute

 

Ci si chiede spesso quale sia il motivo dell’aumento evidente del disagio psichico (e delle malattie mentali) nel mondo occidentale. Prima di provare a dare una risposta a questa domanda cerchiamo di capire cos’è il disagio psichico.

Secondo Giovanni Jervis, “esso è un territorio ampio e dai confini fluttuanti e spesso chi lo attraversa rimane senza orientamento. Pensiamo ad esempio a come reagiamo di fronte ad una costante inquietudine, oppure ad una agitazione incontrollata che ci assale di tanto in tanto in situazioni diverse ed in modo apparentemente immotivato. Difficilmente ci rivolgiamo ad uno specialista come nel caso del mal di denti. Innanzitutto perchè siamo molto meno disposti a riconoscere il nostro malessere, ma anche perchè non sappiamo come valutarlo”.

Perchè accade questo? Il motivo per cui siamo poco propensi a riconoscere il nostro malessere va ricercato nella visione che, comunemente, ancora abbiamo nei confronti di quanto pertiene alla sfera psicologica.

Essa risente di influenze storiche e culturali in virtù delle quali il disagio in tale ambito è proprio di individui “insani”, che contengono in sè il “seme della follia”. Pertanto tendiamo ad allontanare da noi tutto questo e lo facciamo finanche quando tale disagio è intenso e tutt’altro che temporaneo.
Appare chiaro che tutto ciò è frutto dell’ignoranza e della disinformazione. Cosa che d’altra parte è possibile rilevare dall’uso di alcuni termini tecnici nel linguaggio comune. Si parla ad esempio di “nevrosi” o di “isteria” per indicare una tensione acuta, di “ansia” o di “depressione” per descrivere una forte preoccupazione o una intensa stanchezza.

La tematica della stigmatizzazione e della disinformazione riveste un ruolo centrale nella difficoltà di risoluzione del disagio psichico.
Essa rappresenta uno degli elementi che contribuiscono ad innalzare le soglie d’accesso ai servizi in grado di erogare risposte a tali problemi.

Si calcola che ogni anno il 20% della popolazione adulta presenti un disturbo della sfera psichica. Ciò significa che nell’arco di 12 mesi una moltitudine di persone è affetta da condizioni cliniche che spaziano dai disturbi d’ansia fino alle psicosi comprendendo i Disturbi del Comportamento Alimentare e i Disturbi di Personalità.

Ciò che più conta è che circa la metà dei soggetti che andranno incontro a tali problemi presentano già in epoca infantile o adolescenziale i segni evidenti di un disagio psicologico, oppure veri e propri sintomi,che per lo più vengono misconosciuti.

Un dato di questo tipo ha indotto importanti organizzazioni, quali l’O.M.S., a lanciare campagne di prevenzione. Tuttavia a fronte dell’aumentare dei fenomeni legati al disagio psichico non si registra un parallelo aumento degli interventi specifici. Le cause di questa “discrasia” appaiono molteplici e sembrano essere legate all’insufficiente soddisfacimento dei bisogni della persone in materia di informazione e prevenzione.

Naturalmente entrano in gioco anche elementi relativi all’organizzazione dei servizi di salute mentale, ma fattori di ordine culturale risultano essere parimenti importanti.

Una cultura del benessere psicologico tarda a decollare per la presenza di ostacoli di tipo formativo ed educativo. I programmi di educazione alla salute tengono poco conto degli aspetti concernenti la salute della mente. Ne consegue un quadro complessivo all’interno del quale i soggetti che presentano disturbi della sfera psichica sono fortemente svantaggiati. I postulati derivanti dall’analisi di questa situazione rimandano alla necessità di porre maggiore attenzione ai bisogni di questa rilevante parte della popolazione e delle loro famiglie., bisogni che possono così riassumersi:

1) Bisogno di corretta informazione.

Le informazioni sui disturbi psichici diffuse dai mass-media risultano troppo spesso incomplete o addirittura erronee.Questo fenomeno alimenta la confusione e sovente l’eccessivo ed ingiustificato timore delle conseguenze di un disturbo psichico specifico.
In altri casi accade, invece, di avere persino timore delle cure, ritenute capaci di provocare danni peggiori della malattia stessa.

2) Bisogno di un’ampia divulgazione delle conoscenze relative al disagio psicologico.
Strettamente connessa alla diffusione della conoscenze è certamente la possibilità di ridurre lo stigma, il quale induce a ritenere i disturbi psichici qualitativamente differenti da quelli fisici, ponendoli dunque su di un piano concettuale differente.
A tale proposito possiamo provare a chiederci cosa renderebbe diverso un disturbo cardiaco da un disturbo depressivo, oppure una patologia endocrina da una di tipo ansioso? Non sono forse tutte patologie caratterizzate dall’avere un insieme di cause, una serie di sintomi e delle possibili cure?
Perchè così frequentemente un soggetto depresso o ansioso si sente ripetere:”sforzati, mettici buona volontà e guarirai”? Chi oserebbe dire le stesse cose ad un soggetto cardiopatico o diabetico?
E’ evidente in questi casi il mancato riconoscimento del salto epistemologico, nonchè la ricerca di concettualità fondanti del tutto indeguate.

3) Bisogno di conoscere le possibili cause del disagio psichico e della malattia mentale, evitando le teorizzazioni eccessive poco comprensibili ai non addetti ai lavori.

E’ necessario che le persone sappiano quali possono essere i fattori eziologici e patogenetici che rientrano nel determinismo di un data patologia psichica, onde eliminare l’alone di mistero e di incomprensibilità che, da sempre, avvolge questi disturbi. Occorre , inoltre, correlare correttamente le cause con i sintomi che le persone sperimentano soggettivamente , allo scopo di evitare la tendenza talora presente di valutare i sintomi di natura psichica solo sulla base di interpretazioni che li fanno rientrare in ambito somatico,ostacolando cosi una corretta diagnosi e prolungando lo stesso iter diagnostico.

4) Bisogno di conoscere le norme per la prevenzione del disagio psichico.
Questo bisogno fa riferimento ad una questione complessa che è tutt’ora al centro dei dibattiti e delle riflessioni degli addetti ai lavori.
Ci si chiede quanto è possibile fornire alla popolazione generale una serie di indicazioni e norme che consentano di evitare il rischio di tali problemi, lungi dall’avere risposte esaurienti e definitive possiamo tuttavia cominciare a riflettere su alcuni punti.

E’ da pochi decenni che abbiamo imparato le semplici norme igieniche quotidiane in virtù delle quali ci laviamo le mani prima di mangiare e laviamo attentamente frutta ed ortaggi prima di cibarcene, allo stesso modo abbiamo acquisito norme per la pulizia del nostro corpo. Tutto ciò ci ha consentito di prevenire efficacemente alcune infezioni e le patologie ad esse connesse. Ci possiamo augurare che in maniera simile sia possibile indicare le regole per prevenire i disturbi della sfera psichica?

La dimensione psichica dell’individuo rappresenta una sfera di notevole complessità i cui determinismi non sono ancora del tutto noti. La ricerca epidemiologica ci ha consentito di comprendere i fattori di rischio di alcuni disturbi psichici ed in questo modo potremo sviluppare programmi di prevenzione mirati. E’ auspicabile che si intensifichino gli sforzi della ricerca nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia clinica allo scopo di fornire conoscenze ed indicazioni utili per andare nella direzione della prevenzione. In attesa di tali dati possiamo accogliere la tesi di coloro i quali sostengono che bisogna sforzarsi di costruire una propria dimensione di benessere e di equilibrio psicologico a partire dalle scelte e dagli stili di vita.

Siamo convinti che la divulgazione e la sensibilizzazione possa contribuire alla costruzione del benessere psicologico; siamo attivamente impegnati in numerosi progetti che vanno in questa direzione.

 

Dott. Vincenzo Barretta, Psichiatra, Psicoterapeuta

Dipartimento Farmacodipendenze A.S.L. Na 1

Presidente Dell’Associazione Noesis

Direttore Scientifico del Centro Noesis

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