info@centronoesis.it| 338 565 1723

Le conseguenze della depressione

La depressione è una patologia dell’umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il “funzionamento” di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale.

La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno. La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica.

La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare. Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). L’episodio o il disturbo depressivo sono a loro volta caratterizzati da una maggiore o minore gravità. Quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore, in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi luttuosi.

Se ci si chiede qual è la causa prima di infelicità nella nostra società, la risposta non è la povertà economica, ma il disagio mentale: un disturbo depressivo o di altro tipo vissuto 10 anni prima predice tre volte di più l’infelicità rispetto alle difficoltà economiche attuali.

La depressione è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, precedendo patologie quali le malattie cardiovascolari e le neoplasie. La depressione e la distimia sono maggiormente presenti nelle donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini, ma solo dopo l’età puberale. Il tasso di prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età prescolare è attorno allo 0,3%; valore che tende a salire con l’età, arrivando al 2-3% in età scolare e al 6-8% in età adolescenziale. Secondo il DSM IV la prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età adulta è del 10-25% nelle donne e del 5-12% negli uomini, mentre quella del disturbo distimico è nel complesso del 6%. La probabilità di avere un episodio depressivo maggiore entro i 70 anni è del 27% negli uomini e del 45% nelle donne; cifre che dimostrano in modo chiaro l’ampia diffusione di questa patologia. Inoltre dal 1940, nei paesi industrializzati, tende costantemente ad aumentare la prevalenza di tale disturbo e ad abbassarsi l’età media d’insorgenza.

I dati relativi alla depressione nel mondo occidentale sono alquanto preoccupanti, in Italia si stima che circa 5 milioni di persone siano affette da questa malattia, di cui 15% donne, 8% maschi, l’8-10% degli adolescenti di età 14-24 anni. Si aggiunge poi la metà di quei pazienti che soffrono di varie malattie fisiche (cancro, ictus, Parkinson, diabete e soprattutto malattie cardio-vascolari). Si prevede che nel 2030 la depressione sarà la seconda causa di disabilità nel mondo e la prima nei paesi industrializzati. Le conseguenze sociali della depressione sono molto alte.
I costi diretti, rappresentati da trattamenti, ricoveri, visite specialistiche sono calcolati in svariati miliardi di euro e creano un circolo vizioso per cui, la mancanza di lavoro aumenta la depressione che a sua volta rende più difficile il re-inserimento lavorativo.

I costi poi difficilmente calcolabili sono quelli relativi a conseguenze di lungo periodo o di esiti non immediatamente riconducibili alla depressione. In uno studio recente di follow-up di tre anni su pazienti depressi, è stata documentata una riduzione di alcune aree cerebrali in misura significativamente maggiore rispetto ai pazienti con remissione stabile.
Altre conseguenze indirette difficilmente quantificabili sono rappresentate dal fatto che la depressione è spesso sotto-diagnosticata poiché molti pazienti si presentano con sintomi prevalentemente o esclusivamente somatici e circa un quarto della persone cui viene diagnosticata non prende farmaci per svariati motivi.

C’è il serio rischio, inoltre, di un effetto a cascata trans-generazionale. Indipendentemente dalle implicazioni genetiche, la depressione dei genitori può causare un’insufficienza importante delle cure parentali ed esporre i figli a un rischio elevato di disturbi dell’umore in età adulta.
La depressione materna può aumentare di tre volte il rischio di depressione del figlio a 21 anni e tale associazione permane indipendentemente dal fatto che si tratti di madre biologica o adottiva.

Cerca nel sito

Tag più popolari

Cerca nel sito

Tag più popolari

CONTATTACI SUBITO