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Scoperta a Napoli una nuova terapia per la dipendenza da cocaina e crack

Nel mese di Novembre dello scorso anno sono stati presentati, al convegno regionale della Federazione dei Servizi per le Dipendenze, i primi risultati di uno studio effettuato a Napoli dal Dott. Vincenzo Barretta e dai suoi collaboratori per una terapia sulla dipendeza da cocaina e crack.

La dipendenza da cocaina si avvia a rappresentare una delle emergenze sanitarie presenti non solo nel nostro paese, ma a livello dell’intera società occidentale.

Da oltre un ventennio la diffusione della cocaina negli Stati Uniti d’America ha assunto la portata di una vera e propria epidemia.  I dati provenienti dal “National Household Survey” indicano che negli USA la cocaina è usata da 2,3 milioni di persone, 5 volte di più di coloro che assumono eroina (Substance Abuse and Mental Health Administration, 2004).

Dal 1990 il consumo di cocaina in Europa sta assumendo lo stesso andamento statunitense e i disturbi correlati all’uso di cocaina stanno divenendo sempre più dilaganti (EMCDDA, 2004). L’incremento dell’uso di cocaina nelle donne è raddoppiato negli anni dal 2001 al 2005; anche per i maschi abbiamo assistito ad un aumento dei consumatori di cocaina passando da una prevalenza del 2,6% nel 2001 al 4,3% nel 2005. I dati diffusi nel 2005 dal Dipartimento Nazionale Antidroga indicano anche la progressiva riduzione dell’età d’inizio del primo consumo (tra 11 e 17 anni).

In Europa il suo consumo “é in costante crescita”. Ne fanno ricorso, oramai, oltre 4 milioni di persone. Essa è di gran lunga “la sostanza stimolante più diffusa nella maggior parte dei paesi della “Vecchia Europa”.

Gli studi effettuati in campo farmacologico sono stati, finora, poco produttivi, probabilmente per la scarsa conoscenza dei correlati neurobiologici della dipendenza cocainica, sia relativa alle condizioni pre-patologiche che allo stato cronico di dipendenza.

Una volta assunta, la cocaina dipana il proprio effetto a livello recettoriale fermando il meccanismo di “ricaptazione” della dopamina inibendo il carrier che si trova sulla membrana sinaptica che ha la funzione di “richiamare” all’interno il neurotrasmettitore. La conseguenza è che il neurotrasmettitore permane per molto più tempo nello spazio intersinaptico, determinando, così, una massiccia stimolazione dei recettori, e ciò crea le sensazioni di gratificazione rendendo il consumatore “iperattivo”. La vivacità farmacologica della droga  è unita in prevalenza all’effetto sui recettori dopaminergici post-sinaptici ed è relazionata all’aumento della quantità di dopamina presente nel sistema limbico (a livello del nucleo accumbens).

Complessi meccanismi di neuroplasticità e neuroadattamento, che coinvolgono anche i recettori per gli oppioidi, stabilizzano la creazione di percorsi neuronali iperfunzionanti, stabilendo, così, gli andamenti neurobiologici che mantengono la dipendenza.

L’attenzione, negli ultimi anni si è rivolta a varie tipologie di farmaci, dagli anticonvulsivanti ai dopaminoagonisti, sino ad arrivare a farmaci antipsicotici, tuttavia tali sforzi, sino ad oggi, non avevano ancora prodotto risultati univoci né definitivi.

Nel mese di Novembre dello scorso anno sono stati presentati, al convegno regionale della Federazione dei Servizi per le Dipendenze, i primi risultati di uno studio effettuato a Napoli dal Dott. Vincenzo Barretta e dai suoi collaboratori. È stata individuata una strategia di intervento farmacologico in grado di agire sulla dipendenza da cocaina, riducendo il craving per la sostanza.

I risultati sono stati molto interessanti, poiché una elevata percentuale di soggetti grazie alla nuova terapia,  è riuscita ad allontanarsi dalla droga.

Grazie all’associazione di varie molecole operanti in sinergia, viene consentito l’utilizzo di bassi dosaggi dei farmaci, con una profilatura di risultati connessi assolutamente marginale. Tenendo presenteche fino ad adesso non erano state riconosciute cure specifiche per la disassuefazione dalla cocaina, questo successo appare molto importante.

Vincenzo Barretta, noto Psichiatra e Psicoterapeuta, ha inoltre inserito il trattamento farmacologico all’interno di un programma multidimensionale elaborato ad hoc, che prevede interventi psicologici, counseling ed altre terapie in modo da migliorare e prolungare i benefici del trattamento.

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