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Essere materialisti rende depressi

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un notevole incremento dei casi di depressione, da più parti sorge la domanda relativa al perché di tale situazione.

Le numerose ipotesi esplicative, formulate in tal senso, spaziano dalla mutata struttura della famiglia, fino agli obblighi sfibranti della vita nelle organizzazioni occidentali, transitando per mezzo di cause legate a cambiamenti genetici ed epigenetici. Tuttavia, seguendo una linea di pensiero piuttosto originale, un recente studio effettuato presso la Northwestern University mette in correlazione l’interesse per i beni materiali con l’esordio della depressione. Afferma, infatti, il dottor Galen V. Bodenhausen, psicologo della Northwestern University e coautore dello studio in questione: «abbiamo scoperto che, a prescindere della personalità, in contesti che creano una modo di pensare da consumatori, gli individui, mostrano lo stesse tipologie di esempi complessi di benessere, tra emozioni negative e di disimpegno sociale». Bodenhausen, ed alcuni colleghi della medesima Università, Monika A. Bauer, James E. B. Wilkie, e Jung K. Kim, hanno condotto uno studio che ha visto il coinvolgimento di un gruppo di studenti universitari, i cui risultati sono stati pubblicati su Psychological Science, la rivista dell’Association for Psychological Science. Nei test effettuati, i partecipanti sono stati introdotti a una visione della vita materialistica, csuggestiuonando la mente grazie ad un insieme di parole e immagini che esaltavano il consumismo. Più in dettaglio, alcuni studenti poteva vedere immagini “invoglianti” che mostravano beni materiali, di lusso e asserzioni che invogliavano al consumismo, un’altra gruppo di studenti ha invece guardato immagini del tutto neutre, senza nessun tipo di prodotti di questo tipo o parole che incitavano al consumo.

depressione

Dopo i test, i partecipanti sono stati invitati a compilare un questionario in cui dovevano descrivere come si sentivano, quali erano le loro emozioni e sentimenti. Gli studiosi hanno scoperto che chi era stato esposto a immagini che riguardavano beni materiali, e a parole che mostravano questi oggetti, come desiderabili e si sentivano più vittime della depressione, ansiosi e meno interessati alla socialità ed alle attività sociali che non gli altri partecipanti che non avevano visto le immagini di tipo consumistico. Nello stesso periodo si è osservato un aumento  dei stati di competitività e esclusione, accompagnato a un calo di partecipazione nei confronti della società e delle attività che presuppongano la partecipazione a cause di interesse comune. “Tali conclusioni hanno sviluppi sia personali che sociali che personali”, ha spiegato Bodenhausen. Avere dunque come obiettivo solo il possedere beni materiali, o lo scalare progressivo delle classi sociali, sembrerebbe avere un effetto sulla salute della mente, secondo gli studiosi, anche sulla condizione dell’ambiente. In sostanza, il consumismo ed il materialismo, come atteggiamenti mentali, appaiono essere alquanto deleteri: deleteri per l’uomo e per la natura. A questo punto torna in mente un’altra domanda, ormai classica e tipica di una certa “filosofia spicciola”: ma i soldi fanno la felicità ? a cui seguono altre domande meno tipiche quali “I soldi possono rappresentare la felicità per qualcuno e la rovina per qualcun altro? “ oppure “può uno studio focalizzato sul materialismo dimostrare che questo può essere considerato un fattore in grado di determinare l’insorgenza di depressione o di asocialità ed egoismo?” Difficile dare risposte certe e definite, tuttavia studi di questo tipo dovrebbero certamente indurci a riflettere!

Dott. Vincenzo Barretta

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